Salute

Migranti, fermo amministrativo e multa per la nave Aurora di Sea Watch

Redazione 3

Migranti, fermo amministrativo e multa per la nave Aurora di Sea Watch

Mar, 07/04/2026 - 09:16

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Scatta il fermo amministrativo per Aurora, la nave veloce di Sea Watch che nei giorni scorsi aveva tratto in salvo 44 persone, bloccate nel Mediterraneo centrale sulla piattaforma petrolifera abbandonata Didon. L’ong rischia, inoltre, una multa tra i 2.000 e i 10.000 euro. La durata esatta del fermo e l’importo della multa saranno comunicati nei prossimi giorni. I naufraghi, sbarcati il 4 aprile a Lampedusa, si trovavano sulla piattaforma petrolifera già dal primo aprile, quando Alarm Phone aveva lanciato un sos. “Le autorità italiane hanno fermato la nave di soccorso in base al cosiddetto decreto Piantedosi, affermando che l’organizzazione non aveva informato le autorità libiche delle sue operazioni”, spiegano da Sea Watch. Poco più di una settimana fa, era stata fermata anche la seconda nave di soccorso di Sea-Watch, la Sea-Watch 5 . “Mentre centinaia di persone annegano nel Mediterraneo – dice Giulia Messmer, portavoce di Sea-Watch -, l’Italia blocca le navi che potrebbero salvarle. Quarantaquattro persone sono rimaste bloccate su una piattaforma petrolifera per cinque giorni e nessuno Stato europeo è intervenuto in loro aiuto. Chiunque criminalizzi il salvataggio sceglie consapevolmente la morte al posto della vita umana”. L’ong ricorda come negli ultimi dieci anni nel Mediterraneo siano stati documentati “oltre 70 episodi di estrema violenza perpetrati da attori libici, tra cui sparatorie contro navi di soccorso e persone in fuga, la maggior parte dei quali attribuiti alla cosiddetta Guardia costiera libica. Solo nel 2025, sono stati registrati più di 20 di questi episodi”. Il 5 novembre 2025, 13 organizzazioni di ricerca e soccorso hanno costituito l’alleanza ‘Justice Fleet’ e interrotto le comunicazioni operative con le autorità libiche. In due casi, i tribunali italiani si sono già pronunciati a loro favore. “Negli ultimi anni, i tribunali italiani hanno ripetutamente sottolineato il ruolo salvavita della ricerca e del soccorso civile e hanno chiarito che la cosiddetta Guardia costiera libica e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo libico – conclude Sea Watch – non sono soggetti di soccorso legittimi e che l’esecuzione delle loro istruzioni viola il diritto internazionale”. (Adnkronos)

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